Mobilitazione permanente per il consenso, l’educazione e l’autodeterminazione: 28 febbraio, 8 e 9 marzo tappe di un percorso che continua

27 Febbraio 2026/Comunicati stampa

Anche me.dea aderisce alla mobilitazione per il consenso, l’educazione e l’autodeterminazione promossa a livello provinciale da diverse associazioni che si occupando di diritti.
Riportiamo di seguito il testo dell’appello che abbiamo sottoscritto.

Dall’assemblea del 13 febbraio alla Casa delle Donne TFQ, la presa di posizione contro l’impianto politico che cancella consenso e autodeterminazione.

Le realtà che hanno partecipato all’assemblea del 13 febbraio alla Casa delle Donne TFQ di Alessandria, convocata per discutere del ddl sulla violenza sessuale e del ddl sull’educazione sessuo-affettiva, esprimono una netta presa di posizione contro l’arretramento culturale e politico che questi provvedimenti rappresentano.
Si tratta di interventi che incidono profondamente sul modo in cui vengono concepiti il consenso, la prevenzione della violenza, la libertà educativa e l’autonomia dei corpi.
Il ddl Bongiorno interviene sull’art. 609 bis del codice penale sostituendo il riferimento al consenso con quello al dissenso. Questo slittamento riapre ambiguità già superate dalle lotte femministe e dalla giurisprudenza, spostando l’attenzione sul comportamento di chi ha subito violenza invece che sulla responsabilità di chi l’ha agita. Indebolire il concetto di consenso significa indebolire la capacità stessa del diritto di nominare la violenza per ciò che è, e rafforzare meccanismi di colpevolizzazione e silenzio.
Il ddl Valditara vieta l’educazione sessuo-affettiva nella scuola dell’infanzia e primaria e la subordina al consenso delle famiglie nelle scuole superiori, trasformando una responsabilità pubblica in una scelta individuale. L’educazione alle relazioni, ai confini, alle differenze e al rispetto è uno strumento fondamentale di prevenzione della violenza e non può essere lasciata alla sola iniziativa delle singole famiglie né subordinata a orientamenti ideologici.
I due provvedimenti si inseriscono in un quadro più ampio segnato dall’impoverimento dei consultori, dalla normalizzazione della presenza di associazioni antiabortiste negli ospedali pubblici, dall’inadeguatezza dei servizi verso persone trans e con corpi non conformi, e da un welfare sempre più selettivo. Una direzione politica che combina controllo dei corpi e riduzione dei servizi, producendo insicurezza e sfiducia nelle istituzioni.
Il 28 febbraio aderiamo alla manifestazione nazionale promossa dalla rete D.i.Re contro il ddl Bongiorno. L’8 e il 9 marzo saremo in piazza e in sciopero dentro il percorso transfemminista di Non Una di Meno.
Ma il nostro percorso non approda a queste date: la mobilitazione è permanente, la risposta è collettiva. La difesa del consenso, della libertà educativa e dell’autodeterminazione riguarda chiunque ritenga che i diritti non siano concessioni reversibili.

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