me.dea in Commissione ha chiesto il ritiro della mozione pro-vita

13 dicembre 2018/Comunicati stampa

Mercoledì 12 dicembre abbiamo partecipato alla Commissione Consiliare in Comune, per confrontarci con l’amministrazione alessandrina circa la mozione presentata da Emanuele Locci e Oria Trifoglio e avente per oggetto “Iniziative per la prevenzione dell’aborto ed il sostegno alla maternità nel 40° anniversario della Legge 194/1978”.

Come già dichiarato pubblicamente, aderendo alle mobilitazioni di piazza delle scorse settimane, me.dea è contraria alla mozione e ne chiede il ritiro.
In Commissione abbiamo ribadito le ragioni del nostro dissenso.
Pubblichiamo, di seguito, il nostro intervento, di cui si è fatta portavoce la socia fondatrice dell’Associazione, Carlotta Sartorio.

Presidente e membri tutte e tutti della Commissione,

l’Associazione me.dea ha ritenuto importante essere presente questa mattina, per poter intervenire ed esprimere pubblicamente il proprio dissenso riguardo la mozione avente per oggetto “Iniziative per la prevenzione dell’aborto ed il sostegno alla maternità nel 40° anniversario della Legge 194/1978”.

Prima di spiegare le nostre ragioni, un breve cenno su di noi.

Da 10 anni me.dea opera sul territorio provinciale per contrastare la violenza contro le donne. L’Associazione, iscritta all’Albo regionale dei centri Antiviolenza e delle Case rifugio della Regione Piemonte, gestisce due Centri Antiviolenza (uno ad Alessandria e uno a Casale), due case rifugio ad indirizzo segreto che accolgono donne e figli minori in situazione di alto pericolo e rischio di vita e alcuni appartamenti di semi autonomia per le donne che stanno uscendo da situazioni di violenza, senza essere in pericolo.

L’associazione è socia attiva della Rete nazionale D.i.Re, partecipa al coordinamento regionale dei centri antiviolenza contro la violenza di genere, è coordinatrice, insieme a Prefettura e Provincia, della Rete alessandrina contro la violenza, di cui questo Comune fa parte, ed è firmatario.
Dal 2009 ad oggi abbiamo già accolto oltre 1500 donne, abbiamo ascoltato migliaia di storie di dolore e sopraffazione e offerto nuove strade di libertà.

Proprio il benessere, l’emancipazione e il rispetto della donna sono al centro del nostro operato e, accanto alle donne, ci occupiamo indirettamente anche di tante vittime della violenza, i bambini.

Le proposte contenute nella mozione a firma Locci e Trifoglio ci hanno indignate profondamente, perché prendono le mosse da un bilancio tendenzioso dell’applicazione della legge 194. Alcune affermazioni contenute nel documento dimostrano scarsissima obiettività e oggettività, qualità che ci si aspetterebbe da chi è chiamato a ricoprire un ruolo istituzionale, come il presidente di un Consiglio Comunale che ha sempre fatto della trasparenza e della correttezza i suoi cavalli di battaglia politica e gli altri firmatari, eletti per rappresentare i cittadini.

Perché, pur riconoscendo che ogni legge è migliorabile, è innegabile che la norma in oggetto, approvato dal popolo tramite referendum, da un lato ha ampliato la libertà delle donne, dall’altro ha saputo garantire, e ancora lo sta facendo, la salute e la sicurezza fisica delle donne, riducendo in maniera importante il fenomeno, diffusissimo prima del 1978, dell’aborto clandestino, salvando quindi la vita di molte donne.

Proprio la donna, con la sua libertà di scelta e con il suo diritto a vivere o meno l’esperienza della maternità, è la grande assente della mozione. A lei si fa rifermento in rarissimi passaggi, mentre il testo è zeppo di termini quali “uccisioni nascoste”, “embrioni umani sacrificati”, “mancano all’appello 6 milioni di bambini”. (rif. Punti 5 e 6 del “testo mozione provita Comune di Alessandria del 9/11/2018)

Termini utilizzati in modo ingiustificato e strettamente ideologico.

Questo lessico, come ha sottolineato in una recente intervista pubblica Giacomo Orlando, Coordinatore della Sezione di Novi Ligure della Consulta di Bioetica Onlus, “non considera affatto quanto stabilito dalla Corte costituzionale sin dal 1975 in linea con una lunga e articolata tradizione etico-giuridica, ossia che la tutela del nascituro non è equiparabile alla tutela dovuta alla donna e alle sue scelte”.

In questa mozione la donna come persona è assente con la sua libertà e responsabilità di autodeterminarsi, la donna piuttosto risulta svalutata e priva di capacità di discernimento. Evidenziamo anche come, ancora una volta, le decisioni sul corpo delle donne, pretendono di essere prese da una maggioranza maschile.

È una mozione irricevibile soprattutto perché viene da parte di una istituzione come un Consiglio Comunale che dovrebbe essere garante dei diritti di tutti i cittadini, del loro benessere e della libertà di autodeterminazione.

Colpisce, inoltre, come il linguaggio del documento sottenda un giudizio particolarmente negativo nei confronti di colei che, pare scegliere l’aborto quale facile soluzione di problemi altrimenti risolvibili, senza mai considerare l’esistenza di difficoltà oggettive che la portano ad affrontare con dolore, senso di colpa e vergogna l’interruzione di una gravidanza, con le profonde conseguenze psicologiche che la decisione implica.

La mozione, inoltre, banalizza i problemi sociali ed economici che possono celarsi dietro a una scelta di aborto.

Si legge: “Basta un piccolo aiuto economico o la possibilità di un lavoro per restituire a una donna in difficoltà la serenità necessaria per accogliere il suo bambino”.

È inaccettabile che chi ha un ruolo politico si permetta una tale semplificazione, offendendo l’intelligenza e il buon senso dei cittadini. Piuttosto chiediamo ulteriori impegni economici nella direzione di migliorare gli accessi agli asili comunali, aumento dell’attenzione alla condivisione dei carichi famigliari tra uomo e donna, aumento della conciliazione dei tempi di vita e di cura, in ottica di benessere e di work life balance, finalizzati all’aumento e al mantenimento della libertà e della parità conquistata in questi ultimi 50 anni dalle donne, sia nel contesto lavorativo che sociale.

Ancora più grave è il fatto che la mozione contenga grossolane inesattezze.

Per esempio si afferma che “con la diffusione della pillola RU486 sono cresciuti gli aborti”, (rif. Punto 11 del “testo mozione provita Comune di Alessandria del 9/11/2018), mentre in realtà – com’è noto – sono diminuiti.

L’Italia, secondo quanto evidenziato dall’indagine ISTAT “Interruzioni volontarie della gravidanza”, 2014, ha il tasso di abortività volontaria tra i più bassi al mondo, non c’è nessuna emergenza aborto (il dato è sotto i 100.000 annui.)

Dal 1995 si è verificato un decremento continuo degli aborti fino ad arrivare ad un’ulteriore diminuzione dal 2005 al 2016 (ultimo dato disponibile, Istat, Verso i 40 della legge sull’aborto). Dal 1985 ad oggi si è dimezzato del 50%.
Inoltre, anche l’affermazione relativa all’aborto clandestino è manipolata: il fatto che molte donne ricorrano ancora all’aborto clandestino, non è assolutamente correlato all’approvazione della legge 194, bensì può essere associato all’alto tasso di obiezione di coscienza. (rif. Punto 10 del “testo mozione pro-vita Comune di Alessandria del 9/11/2018)

Ci chiediamo se sia giusto continuare a garantire l’obiezione di coscienza a chi sceglie una professione di questo tipo e lavora in una struttura pubblica e non confessionale! Chi sceglie di occuparsi della salute delle donne deve essere estremamente consapevole del fatto che anche l’interruzione sicura di una gravidanza è inclusa nel concetto di salute.

Quindi, non è, forse, per la mancanza di misure che sostengano le giovani famiglie la diminuzione delle nascite? Chi vuole restituire alle donne la serenità necessaria ad accogliere il proprio bambino o bambina dovrebbe forse concentrarsi sugli effettivi sostegni alla maternità: bonus bebè, congedo di paternità, quote degli asili nido accessibili, sostegni al mutuo sulla prima casa ecc.

Alcuni altri estratti, liberamente scelti, presi dalla legge e citati nella mozione in oggetto, ci lasciano davvero perplesse:
(rif. Punto 4 del “testo mozione pro-vita Comune di Alessandria del 9/11/2018)

A cosa si riferiscono i firmatari della mozione in questo passaggio?
Fino a prova contraria i presupposti della legge restano validi. Piuttosto è il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza entro i 90 giorni che spesso è minacciato a causa della massiccia presenza di medici e operatori sanitari obiettori.
Proprio per l’inapplicabilità di questo livello di assistenza essenziale, l’Italia è stata condannata per ben due volte dal Comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa.

A supporto di queste riflessioni, è possibile citare una vasta normativa.
Qualche esempio.

Conferenza internazionale sui diritti umani, Teheran, 1968, risoluzione XXIII art. 16:
i genitori hanno il diritto fondamentale di determinare liberamente e in maniera responsabile il numero dei figli e l’intervallo tra le nascite.

CEDAW, Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna adottata dall’ONU nel 1979, art. 12:
gli stati membri adottano tutte le misure adeguate per eliminare la discriminazione dei confronti delle donne nel campo delle cure sanitarie al fine di assicurare, su una base di parità tra uomini e donne, l’accesso ai servizi sanitari, compresi quelli relativi alla pianificazione familiare.

Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo, Cairo 1994:

  • sviluppo e popolazione sono strettamente collegati

  • istruzione e salute, ivi compresa la salute riproduttiva, sono strumenti fondamentali per il miglioramento delle condizioni di vita individuali e per uno sviluppo equo e sostenibile

  • è necessario promuovere la parità tra donne e uomini ed eliminare la violenza contro le donne

  • Le donne devono avere il diritto al controllo del proprio corpo, a partire dalla scelta di se e quando avere figli

La salute riproduttiva è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale relativo al sistema riproduttivo. Essa implica che le persone hanno la capacità di riprodursi e la libertà di decidere se, quando e quanto spesso farlo. I Diritti riproduttivi si basano sul riconoscimento del diritto fondamentale di coppie e individui di decidere liberamente e responsabilmente il numero e i tempi e delle gravidanze, di avere le informazioni e mezzi per farlo, e il diritto di raggiungere i più alti standard di salute sessuale e riproduttiva.

Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne, Pechino, 1995:
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iconosciuto il diritto della donna al controllo della salute, del corpo, della sessualità e della procreazione. Il paragrafo 96 del Programma di Azione ribadisce che i diritti umani delle donne includono il diritto ad avere il controllo e a decidere liberamente e responsabilmente circa la propria sessualità, inclusa la salute sessuale e riproduttiva, senza coercizione, discriminazione e violenza.

Comitato sui diritti Economici, Sociali e Culturali, UE, 2000, par. 21:
Il diritto alla salute include:
– il diritto al controllo del proprio corpo, compresa la libertà sessuale e riproduttiva;
– il diritto ad essere libero/a da interferenze;
la rimozione di tutti gli ostacoli che non permettono l’accesso ai servizi sanitari, all’educazione e all’informazione, inclusa la sfera della salute sessuale e riproduttiva.

Ministero di Grazie e Giustizia – Relazione al Parlamento ai sensi dell’art. 16 della L. 194/78 edizione Febbraio 2017. Dati relativi agli anni 1995_2016:
“le donne respinte dalle istituzioni sono costrette a rivolgersi a chi pratica illegalmente l’aborto. Con grossi rischi per la salute e per la vita stessa delle donne”.

A seguito di quanto espresso fin qui, riteniamo che tale mozione non sia degna di essere accolta dal Consiglio Comunale, istituzione che deve garantire i diritti di tutti i cittadini e preservare il loro benessere e la loro libertà.

Non sussiste la necessità di destinare dei fondi pubblici ad associazioni private che utilizzano mezzi dubbi per portare avanti una battaglia ideologica. Se si vuole prevenire il ricorso all’aborto sono necessari una strutturata educazione sessuale nelle scuole e non progetti a spot e la garanzia di una contraccezione gratuita per tutte e tutti, senza limiti di età, supportata da campagne di sensibilizzazione. Se si vuole davvero valorizzare la parola vita, bisognerebbe garantirne una migliore a donne, uomini ed relativi figli attraverso politiche sociali adeguate.

Rispettiamo la libertà di opinione, ma esigiamo che sia garantito il dissenso qui da noi espresso, in rappresentanza di una gran parte della società civile, verso alcune posizioni del decisore politico, fuori da strumentalizzazioni.

AUSPICHIAMO, DUNQUE, IL RITIRO DELLA MOZIONE STESSA E CI DICHIARIAMO PRONTE A CONTINUARE LA NOSTRA OPPOSIZIONE NEI MODI E NEI TEMPI LECITI AFFINCHÉ ESSO AVVENGA.


Il Comitato Direttivo
Aps medea

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