8 marzo 2021: il bilancio dell’Aps me.dea dopo un anno di Covid-19

8 Marzo 2021/Comunicati stampa

È trascorso un anno dall’inizio del lockdown, da quando la nostra provincia e l’Italia intera si sono fermate, restringendo tra le mura domestiche l’esistenza di tutti noi, anche delle donne a rischio violenza.

Dopo questi 365 giorni, trascorsi tra l’immobilismo esterno e un grandissimo lavoro nei nostri Centri Antiviolenza e nelle Case Rifugio, vogliamo tracciare un primo bilancio della nostra attività e dell’andamento della violenza di genere sul nostro territorio.

Come abbiamo spesso ricordato in questi mesi, anche con una campagna di comunicazione rivolta a quelle donne bloccate a casa con un uomo violento (NdR: foto di copertina dell’articolo), me.dea non ha mai smesso di operare, ma nel mese di marzo lo spaesamento provocato da una situazione nuova e non prevedibile come il lockdown ha generato un calo di accessi ai nostri Centri del 31,6% rispetto allo stesso periodo del 2019, ma un aumento delle richieste di ospitalità nelle nostre Case Rifugio: nel solo mese di marzo sono stati inseriti 4 nuclei madre-bambino. Dal mese di aprile le richieste di aiuto sono tornate a crescere (+14% sul 2019) e a maggio la situazione si è stabilizzata, mantenendosi sui livelli del 2019, con un nuovo aumento nel mese di settembre (+1,4%).
La fase 2 dell’emergenza, iniziata a metà ottobre, ha introdotto una novità, tutt’ora in vigore, evidentemente necessaria per contenere il dilagare dei contagi, ma fortemente penalizzante: l’obbligo di svolgere i colloqui di sostegno unicamente a distanza, tramite telefono o sistemi di videoconferenza. Pur comprendendo le ragioni di salute e sicurezza pubblica alla base di tale disposizione, non possiamo non rilevare come questa situazione stia condizionando la decisione di molte donne di rivolgersi al Centro Antiviolenza. In attesa che vengano autorizzati nuovamente i colloqui in presenza, per ovviare alle difficoltà logistiche causate dalla nuova modalità di lavoro, l’associazione ha rivisto la propria organizzazione interna e si è dotata di nuovi strumenti digitali (pc e tablet) per consentire lo svolgimento in contemporanea di un numero maggiore di colloqui.
Al 31/12/2020 le richieste di aiuto pervenute ai Centri di Alessandria e Casale sono state 187, contro le 196 del 2019.

In termini assoluti, dunque, non si registrano scostamenti evidenti dalla media annua registrata dall’Aps (190 richieste), mentre appaiono significative le variazioni mensili, come evidenziato sopra e come è possibile constatare dal grafico allegato.

L’emergenza Covid-19, di fatto, non sembra aver fatto aumentare la violenza di genere, piuttosto ha messo in evidenza, anche da un punto di vista mediatico, un problema già ben radicato nella nostra società.
L’aumento di richieste di ospitalità presso le Case Rifugio può essere letto come l’acuirsi della violenza domestica in situazioni già note, ma rese più drammatiche dalla condizione di lockdown.

L’emergenza Covid-19 ha reso il carico delle donne ancora più pesante – afferma la Responsabile dei servizi di ospitalità di me.dea Francesco Brancato. Sono state loro a occuparsi in modo prevalente delle attività familiari e della cura dei figli, dovendo rinunciare in molti casi al lavoro fuori casa e quindi all’autonomia. Il loro reinserimento lavorativo oggi appare una priorità per farle uscire dalla dipendenza economica che spesso imprigiona nella morsa della violenza domestica. Allo stesso modo, urge la messa a disposizione di alloggi a condizioni agevolate. Rivolgiamo a tutta la comunità un appello in tal senso, perché l’indipendenza economica e quella abitativa sono condizioni indispensabili per consentire alle donne di affrancarsi dalla violenza”.

 

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